giovedì 24 settembre 2020

SPACCIATO - Enrico Comi




SPACCIATO il nuovo libro di Rico. Non parla solo di se. Racconta una storia vera che molti hanno vissuto. Alcuni hanno smesso, altri sono finiti male ed altri ancora malissimo. Spacciato è come uno scrigno magico. Ti permette di vivere un’esperienza unica. Un’esperienza che ti porterà a capire senza dover necessariamente provare. Spacciato parla di te. Dei tuoi figli, nipoti, amici e conoscenti. Spacciato ti pone di fronte ad uno specchio. Se non te la senti di guardarti dentro... Non leggerlo!

martedì 22 settembre 2020

DOPPIA DIAGNOSI

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) definisce la Doppia Diagnosi come la coesistenza nel medesimo individuo di un disturbo dovuto al consumo di sostanze psicoattive ed un altro disturbo psichiatrico.

Generalmente, la relazione tra una sintomatologia correlata al disturbo psichiatrico di un individuo e quella relativa ad una Dipendenza Patologica può essere di vario tipo.
Da un lato, la dipendenza può manifestarsi come conseguenza di una problematica psichiatrica.
Dall’altro, l’impiego della sostanza può precedere, causare una sintomatologia psichiatrica indotta da uno stato di intossicazione, da una crisi di astinenza o dagli effetti persistenti del consumo prolungato della sostanza. Infine, disturbo mentale e dipendenza patologica possono coesistere parallelamente e non necessariamente influenzarsi, in una causalità del tutto indipendente.
I disturbi mentali derivanti dalle dipendenze sono i Disturbi dell’Umore, prevalentemente soggetti affetti da Disturbo Bipolare, ed i Disturbi di Ansia.
Il trattamento delle Doppie Diagnosi prevede necessariamente un trattamento che preveda una prima fase di disintossicazione-disassuefazione e prevenzione rischio di crisi di astinenza; una seconda fase di trattamento del disturbo psichiatrico; una terza fase di lavoro sull’aspetto motivazione al mantenimento dell’astensione dalla dipendenza, interventi psicoeducazionali mirati al disturbo mentale e alla dipendenza patologica, volti all’identificazione dei principali segni di allarme di ricaduta e prevenzione di uno scompenso.


MIE PERSONALI CONCLUSIONI:
Prima di tutto non sono un medico. Mi occupo di prevenzione da oltre 25anni e la bipolarità è stata classificata come malattia da oltre un decennio.
1° Che una dipendenza da droghe o alcool causi depressione e vari disturbi dell'umore è fuori da ogni dubbio.
2° Le comunità di recupero hanno risultati positivi dagli anni 80. Li chiamavamo semplicemente tossicodipendenti e non li si trattava come malati mentali.
3° Cosa causa più danno? La tossicodipendenza o la cura psichiatrica? In questi giorni sto parlando con l'ennesimo ragazzo di 22 anni. Da sei anni classificato bipolare. Non usa più droghe da oltre sei mesi ed anche sei mesi fà era un uso saltuario. in questi sei anni ha assunto: tavor, xanax, clopixol, depot, xeplion, resilient, quetiapina, depakin, lurasidone (latuda), sertralina e risperidone. Logicamente anche litio come stabilizzatore d'umore. 
RISULTATO: Diverse comunità non accettano casi psichiatrici dato che, vista l'esperienza, li considerano irrecuperabili e difficilissimi da gestire. Le poche comunità che accettano casi psichiatrici lo fanno se è presente anche la dipendenza da droghe o alcool. Insomma, questo ragazzo chi lo aiuta? Se non veniva trattato come malato mentale ma con la sola dipendenza da droghe (TRA L'ALTRO NON STIAMO PARLANDO DI UNA DIPENDENZA DA EROINA O COCAINA. PREVALENTEMENTE CANNABIS), ad oggi, a soli 22 anni poteva essere aiutato e stimolato a ricostruirsi una vita. 
Quindi, ti sembra giusto il trattamento in doppia diagnosi per questo caso? Non andrebbero rivisti i protocolli per somministrare legalmente tutti questi farmaci ad un giovane che abusa di cannabis?
Trai tu le conclusioni e, se hai ancora qualche dubbio, leggi gli effetti collaterali dei farmaci elencati.

giovedì 20 agosto 2020

STUPEFATTO - SPETTACOLO TEATRALE

Sono ormai molte le decine di migliaia di ragazzi ed adulti che hanno assistito all'ormai noto spettacolo teatrale STUPEFATTO. 
Insieme alla compagnia Itineraria abbiamo vissuto e vivremo una favola. L'onore di parlare ai giovani. Il gran piacere d'essere apprezzati ed ascoltati. 
Purtroppo l'anno 2020 a causa di forze maggiori ha rallentato la nostra missione. D'altro canto ha permesso la realizzazione di nuovi progetti altrettanto importanti. Torneremo presto a rivivere le emozioni che vi abbiamo e ci avete regalato. Ormai alla soglia della quattrocentesima replica possiamo affermare che STUPEFATTO è una potentissima arma in grado di emozionare e far riflettere.






domenica 16 agosto 2020

RICO COMI

Impari a sorridere anche se dentro...
Rispondi "tutto bene" solo per poter scappare.
Ti perdi nei ricordi per non vedere.
Ti fingi indifferente ma vorresti urlare.
Ogni scusa per distrarti ed evitare di pensare.
Tieni i pezzi del tuo cuore,
pensando di poterli riassemblare.
Tutto o niente? Crolla il tutto e resta il niente.
Ma niente è il nulla, niente è il vuoto.
Un'interminabile silenzio che corrode l'anima
e scandisce il tempo. 🦋🦋

SOSTEGNO DEL MIBACT AGLI AUTORI - SIAE

Il Decreto Rilancio, ha previsto un sostegno a fondo perso del MIBACT. La SIAE ha raccolto le domande dai primi di giugno 2020. Da allora il totale silenzio da parte del MIBACT e della stessa SIAE. Nessuna comunicazione ufficiale, nessun chiarimento su quando verranno effettuati i bonifici. Telefonando in SIAE... o meglio tentando di telefonare in SIAE scopri che nessuno risponde ed le identiche non risposte per chi ha cercato di scrivere all'apposita mail che SIAE ha "gentilmente" messo a disposizione per chiarimenti vari.
Telefonando in MIBACT ti rispondono ma vieni rimbalzato in vari uffici per poi essere indirizzato alla SIAE.
A prescindere dal fatto che la mia non vuole essere una critica dato che ritengo l'attuale SIAE la migliore che ci sia mai stata, scrivo questo post per poter dare qualche informazione aggiuntiva per chi, come me, ha bisogno di ricevere questi fondi ma non fra un anno o due ma il prima possibile e non riesce a sapere assolutamente nulla.
Per vie traverse ma attendibilissime, ho saputo che molte persone che hanno fatto domanda, hanno trascurato di fornire alla SIAE le documentazioni richieste. La SIAE stessa ha così prolungato i termini per i pagamenti del contributo e dedicato del tempo per permettere a tutti di perfezionare le domande.
Ad oggi è presumibile che entro settembre riescano ad effettuare i bonifici. Una cosa è certa: per ora non c'è nulla di certo!

sabato 15 agosto 2020

NORMATIVE ANTI COVID E PREVENZIONE DROGHE

L'anno scolastico 2020/21 è quasi agli inizi e sarà caratterizzato dalle restrizioni dovute alle normative anti covid.
È comunque possibile fare della prevenzione droghe efficace. Grazie al libro STUPEFATTO avevo 14 anni, la droga molti più di me...
Molte istituzioni utilizzano questa semplice ma coinvolgente ed esplicativa lettura fin dalle classi delle medie inferiori: Seconde e terze. Rimane comunque adatto anche per ragazzi delle superiori e riesce a coinvolgere anche assidui consumatori di cannabis. 
L'autore ed extossicodipendente Rico Comi, si rende disponibile per rispondere, tramite mail, ad eventuali domande da parte degli studenti.
La letture può essere condivisa con docenti di italiano, scienze, religione, chimica e gli stessi responsabili del progetto salute.
Inoltre, copie dei libri, possono essere acquistate utilizzando la Carta del Docente oppure l'App 18 sui siti feltrinelli.it e Hoepli.it
Per ulteriori informazioni, scrivere a rico: rico@enricocomi.com

OPPIO IN ITALIA

Nel corso degli ultimi due anni, diversi giovani, mi raccontano di aver acquistato oppio nelle piazze italiane. Sinceramente pensavo si trattasse di altro, magari di hashish indiano della qualità charas. Venduto in pallini neri, molto ricco d'olio e malleabile. 
Perché pensavo ciò: l'oppio viene estratto, tramite incisione, dal bulbo non ancora fiorito del papavero da oppio. Proviene principalmente dall'Afghanistan. In Italia lo si trovava, circa 50anni fa, nelle campagne del sud della puglia. Cresce in terreni aridi e molto soleggiati.
Se un narcotrafficante decide di importare oppio in Italia, provvede anche a raffinarlo e rivenderlo in polvere (Eroina). Il suo intento è quello di sfruttare questo mercato illecito per denaro. Decine di grammi d'oppio vengono trasformati in chili di eroina. Mai e poi mai si sognerebbe di rivendere l'oppio grezzo. Infatti, nei miei trascorsi con l'eroina, soltanto una volta, nel 1980, ho visto una pallina d'oppio. Era stata importante da alcuni giovani che rientravano da un viaggio in India.
Com'è possibile che qualcuno importi oppio e lo rivenda grezzo?
Finalmente ho scoperto come funziona questo traffico.
Nel sud della Spagna, la farmaceutica Bayer, possiede enormi coltivazioni di papavero da oppio destinate alla produzione della morfina.
Seppur ben protette da guardie e recinzioni, le dimensioni delle piantagioni permettono l'accesso, durante la notte, di giovani che, attrezzati di coltellino, borse, acqua ed una paletta per la raccolta dell'oppio, si nascondono all'interno della piantagione. Durante la notte iniziano ad incidere i boccioli che, nell'arco delle successive 24h, dall'incisione stessa, fuoriuscirà l'oppio puro. 
Si accampano all'interno del campo così da non allontanarsi dalle piante incise e rimangono sdraiati al di sotto dell'altezza dei papaveri per tutto il giorno, resistendo alle alte temperature spagnole. Durante la notte successiva, prelevano l'oppio e riempiono zaini e borse per poi allontanarsi nell'oscurità.
I ricci sono molti, le pene spagnole molto severe e le guardie armate astute ed attente. Diversi riescono comunque ad impadronirsi dell'oppio e grazie ai pochi controlli nelle dogane facenti parte dell'Unione Europea, raggiungono facilmente il nostro paese. 
Questi personaggi non sono chimici esperti da poter raffinare l'oppio e preferiscono rivenderlo allo stato puro così che può essere masticato, fumato (anche per inalazione passiva) o sciolto ed iniettato.
Nonostante la convinzione di riuscire sempre nel tentativo di rubare oppio, sono molti i casi di chi viene arrestato. Se poi l'arresto avviene in dogana si viene incriminati per spaccio internazionale ed i quantitativi trasportati garantiscono molti anni di detenzione nelle prigioni spagnole. Oppure, peggio ancora, quelle francesi note per riservare trattamenti "speciali" ai detenuti italiani. Vale veramente la pena rischiare tutto questo?

martedì 4 agosto 2020

SPACCIATO IL NUOVO LIBRO DI ENRICO COMI

SPACCIATO
Un solo attimo per cancellare una vita.
Potrebbe non bastare una vita per cancellare quell'attimo.

PENSIERO DEL GIORNO

La folle idea di poter vivere come due binari. Vicini ma sempre troppo lontani.
Inermi di fronte a ciò che li condanna a rimanere lì ed ancora peggio, impedirgli di andar via.
Il tempo li logora nella forma ma nulla può contro i sogni che anno dopo anno si rafforzano sempre più. 🦋

FRASE DEL GIORNO

Non smettere mai di sognare. Soprattutto non smettere mai di indirizzare le tue azioni al fine di realizzare i tuoi sogni.
Se poi un giorno deciderai che quel sogno è irraggiungibile... Beh... fanculo quel sogno. Creane uno nuovo ed ancora più bello.

mercoledì 1 luglio 2020

SPACCIATO LIBRO Enrico Comi

SPACCIATO
Un solo attimo per cancellare una vita. Potrebbe non bastare una vita per cancellare quell'attimo.

Il nuovo libro di Enrico Comi. Edito da Bellavite e distribuito da Distribook. 
Forte, crudo, diretto ma soprattutto sincero. Questi sono gli ingredienti chiave della nuova fatica di Rico (Enrico). 
Pubblicato nel luglio 2020 è subito un volume molto richiesto. Alcuni lo stanno già definendo l'evento editoriale dell'anno.  
Un libro che ti farà provare le emozioni più disparate. Non risparmia lacrime e sorrisi.
Adatto ad una fascia d'età dai 16 in su. Per chi desidera lasciarsi condurre nei pensieri ed azioni di
ha trascorso anni a provare le droghe per poi apprezzarle, amarle, venerarle, spacciarle, lasciarsi schiavizzare da esse. Le ha poi odiate e combattute. Alla fine è arrivato a comprenderle. 
Se hai apprezzato libri come Cristiana F. Noi i ragazzi dello zoo di Berlino, Spacciato diventerà il tuo libro preferito. 
Nelle librerie da Settembre 2020. Ora acquistabile solo tramite io sito dell'autore: www.enricocomi.com

domenica 7 giugno 2020

EROINA - ITALIA ANNO 2020

Anno 2020. L'eroina è ormai una cruda realtà che si sta imponendo nelle piazze di spaccio. Nel 2000 sembrava esser sparita. O meglio, soltanto nella città di Pescara e Napoli si trovava ancora eroina. I contadini afgani, dediti alla coltivazione di oppio destinato alla produzione dell'eroina, avevano diminuito la produzione. L'Afganistan produceva circa il 94% della produzione mondiale di oppio destinata al narcotraffico. Le cause non sono mai state ufficialmente dichiarate o meglio, a seguito dell'attacco alle torri gemelle nel settembre 2001, uno dei principali obiettivi dei contingenti di pace, era quello di contrastare la produzione di oppio. Sta di fatto che la produzione di oppio era già calata sensibilmente anni prima. Dal 2001 in poi, la produzione ha registrato una forte ripresa. Pertanto è evidente che i contingenti di pace non hanno contrastato ma agevolato la ripresa. Un giorno qualcuno, forse, ci dirà la verità.
Sta di fatto che dal 2000 in poi, enormi quantitativi di cocaina, gestiti dai cartelli sudamericani in collaborazione con le mafie organizzate, raggiungono l'Europa e si insidiano nelle piazze e nelle narici dei nostri concittadini. Chi voleva sentirsi schizzato la sniffava, chi voleva sentirsi stordito la trattava con ammoniaca per cristallizzarla e fumarla (Crack).
Dal 2001 in poi, la lenta ripresa della produzione di oppio, invade i paesi dell'est sino alla Russia. I giovani accettano di fumarla, poi la sniffano ed arrivano infine ad iniettarsela. Intorno al 2010 invade la Germania e poco più tardi la troviamo anche in Italia. Il "protocollo" è sempre lo stesso. I giovani italiani iniziano a sniffarla e fumarla. La siringa impressiona. Il sangue... Nessuno pensa di arrivare a farne un uso per via endovenosa. È solo una questione di tempo. Ad oggi, anno 2020, l'eroina ha ripreso il suo vecchio posto nelle piazze italiane ed i giovani hanno ripreso ad usare siringhe. Il mondo delle droghe è così! Ogni decennio cambia, cambiano i tipi di droga che i narcotrafficanti immettono nei mercati di spaccio e cambiano le abitudini dei consumatori. Che si tratti di cocaina, eroina, ecstasy, alcool, cannabis o qualsiasi altra sostanza con effetti più o meno aggressivi e devastanti, alla fine abbiamo sempre una persona che ne diventa dipendente. Cambiando gli addendi... il risultato non cambia.
Cosa possiamo fare per contrastare questi mercati: Prevenzione! L'unica via percorribile non è quella di eliminare i narcotrafficanti e spacciatori ma di far calare la domanda. Fino a quando la domanda sarà alta ci saranno spacciatori disposti a tutto per il vil denaro. Questo non significa che le attività delle forze dell'ordine sono inutili. Vanno coadiuvate da attività di prevenzione EFFICACI!

CANNABIS ED EMERGENZA PSICHIATRICA

Un articolo di Giuseppe Lorenzetti del 4 Giugno 2020
ATTENZIONE: Ci dissociamo dai dati statistici in quanto:
I consumatori di cannabis fra i 15-19 anni vanno ben oltre il 25,8%
Il THC della cannabis negli anni 80-89 si aggirava intorno al 6-9% e non l'1-2% ed inoltre, la cannabis che crea reazioni psicotiche, quella sintetica per intenderci spazia fra il 40-55% di THC e non il 15-20%. 
Riportiamo questo articolo perché lo riteniamo veritiero e ben strutturato nella forma. A voi l'articolo:

Possibili disturbi correlati all’uso di cannabis sono numerosi e ben documentati: deficit cognitivi, dipendenza, depressione, disturbi d’ansia, attacchi di panico, insonnia. Tuttavia l’aspetto forse più urgente della questione è l’insorgenza di episodi psicotici. Eppure l'unica narrazione corrente è quella del "nessun pericolo". Facciamo il punto


Ieri mattina, al bar, un uomo ben vestito sulla sessantina di fronte al malumore del gestore che lamentava alcune difficoltà conseguenti alle nuove norme sanitarie, ha esordito ad alta voce con una frase scherzosa ed emblematica: “Adesso ci facciamo tutti una bella canna, così poi stiamo meglio”. Marijuana, cannabis, erba, hashish sono parole che negli ultimi anni sono entrate nel nostro vocabolario in modo subdolo e pericoloso. Quando si sente parlare di canne si pensa a una cosa (quasi) normale. Molti genitori di figli adolescenti preferiscono non intervenire. Sanno e non sanno. Sanno, ma preferiscono non pensarci. La considerano, tutto sommato, il minore dei mali, fino a che, forse qualcuno, non è costretto ad aprire gli occhi.

Carlo Fraticelli, direttore del Dipartimento di Salute Mentale e Dipendenze dell’ASST Lariana, e Carlo Locatelli, direttore del Centro Antiveleni e Centro Nazionale Tossicologico dell’Istituto Maugeri di Pavia lavorano ormai da anni in stretto contatto. Perché? Il collegamento tra uso di sostanze psicoattive e emergenze psichiatriche è spaventoso. “Tra i giovani che arrivano al pronto soccorso psichiatrico, trovare qualcuno che non abbia THC (delta-9-tetraidrocannabinolo, uno dei maggiori principi attivi della cannabis) nel corpo è diventata una rarità”, afferma Fraticelli.

I possibili disturbi correlati all’uso di cannabis sono numerosi e ben documentati: deficit cognitivi, dipendenza, depressione, disturbi d’ansia, attacchi di panico, insonnia. Tuttavia l’aspetto forse più urgente della questione è l’insorgenza di episodi psicotici. Marta Di Forti e alcuni colleghi del King’s College in uno studio durato sei anni, a Londra, hanno ottenuto dei risultati sconcertanti: il rischio di incorrere in episodi psicotici per i consumatori di cannabis è tre volte maggiore rispetto ai non consumatori. In un campione di 410 pazienti, il 24% degli esordi psicotici era attribuibile all’uso di cannabis.

Questi dati sono confermati da numerosi studi facilmente reperibili, tra cui i lavori di Robin Murray,tuttavia l’informazione non gira. E’ scomoda, fastidiosa e non vuole essere ascoltata. Carlo Locatelli, parallelamente al suo lavoro quotidiano al centro antiveleni, si è impegnato in numerosi interventi nelle scuole del pavese: “I giovani non hanno bisogno di una predica o di un richiamo paternalistico, ma devono essere informati sui rischi reali, per poter prendere una scelta consapevole. Bisogna fare leva sulla loro curiosità, trovare il linguaggio giusto.

Oggi l’unica narrazione che hanno a disposizione è il fatto che quasi tutti i loro coetanei si drogano, che è una figata e che non è pericoloso. E’ necessario far capire loro l’altra faccia della storia”. Il punto è che la diffusione del problema è talmente ampia (i dati ufficiali dell’Espad Italia riportano che il 25,8 % dei giovani italiani nella fascia di età 15-19 anni ha fatto uso di cannabis nell’ultimo anno) e il vizio culturale (la droga “leggera”) talmente radicato che in pochi vogliono davvero sapere. Se fosse una cosa possibile, sarebbe interessante vedere i cambiamenti di opinione sul tema e di dedizione alla causa, dopo una visita guidata in un pronto soccorso psichiatrico.

Per intenderci, quando si parla di episodio psicotico acuto si intendono sintomi come allucinazioni, deliri, paranoia, che si presentano violentemente e inaspettatamente.

“Non sempre” - spiega Fraticelli - “c’è un biglietto di ritorno. I fattori che incrementano maggiormente il rischio sono tre: età, uso quotidiano, prodotti ad alta potenza”. Normalmente i ragazzi e le ragazze iniziano a usare cannabis tra la fine delle scuole medie e l’inizio delle superiori, quando il cervello è ancora in fase di sviluppo. Più è precoce l’età d’inizio, maggiori sono i rischi correlati.

Lo stesso discorso vale con la frequenza dell’utilizzo di cannabis, anche se, contrariamente a quanto comunemente si creda, questo fattore non è necessario a sancire danni gravi e/o permanenti. Anche un uso sporadico, infatti, può avere conseguenze nefaste. Infine bisogna considerare la potenza della sostanza. La cannabis che si fumava negli anni ‘70/’80 presentava normalmente una percentuale di THC (come riportato sopra, uno dei maggiori principi attivi della sostanza) che si aggirava attorno all’1/2 %. Oggi si arriva tranquillamente fino al 15/20 % e oltre. Per non parlare, delle nuove sostanze psicoattive, studiate dal centro antiveleni, di cui buona parte sono cannabinoidi sintetici (parenti stretti della marijuana), che hanno un principio attivo ancora più potente.

Prima di scrivere questo articolo, con l’aiuto di un amico, ho fatto alcune domande a conoscenti consumatori. Tra questi ci sono studenti di medicina e di psicologia, aspiranti magistrati e padri di famiglia. La principale giustificazione (non richiesta) era che con il loro utilizzo di cannabis non facevano male a nessuno. Ora, io posso capire, seppur con qualche difficoltà, che un ragazzino di 12/13 anni non si renda conto di ciò che sta facendo fumandosi una canna ed è proprio su questo punto che è necessario intervenire. Ma davvero faccio fatica a credere che professionisti plurilaureati, magari proprio in medicina, continuino a negare l’evidenza così spudoratamente.

Perché se anche un uomo adulto e “coscienzioso” si ritenesse capace di affermare che, contrariamente all’evidenza scientifica, su di sé un utilizzo moderato di cannabis non abbia particolari effetti dannosi, non è possibile non rendersi conto che, attraverso le proprie azioni e i propri pensieri, si sta alimentando un sistema estremamente pericoloso per moltissime persone, di cui la maggior parte giovani e inconsapevoli.

Ragionando per estremi, se anche solo l’1% dei consumatori di cannabis nella fascia di età 15-19 anni (in realtà la proporzione è molto più alta), andasse incontro a gravi conseguenze, considerata la pervasività del fenomeno, ci troviamo di fronte a diecimila persone che finiscono in un pronto soccorso psichiatrico in condizioni gravissime, di fronte alla beata ignoranza di uomini e donne più o meno colte, che quando il figlio o la figlia 14enne tornano a casa la sera con gli occhi tutti rossi, decidono di sorriderci su.

Questo non è un attacco nei confronti di nessuno, ma un’invocazione a riflettere. Certamente è difficile intervenire per un genitore, come per un insegnante, uno psicologo o un educatore, anche perché è necessario analizzare le motivazioni individuali di ognuno a ricorrere a questo tipo di azioni (molti raccontano di fumare per riuscire a “rilassarsi”). Tuttavia non può esserci alcun tipo di intervento se alla base manca la consapevolezza collettiva del problema. E’ infatti necessario un approccio integrato che cominci da una comunicazione fluida e chiara tra psichiatri, psicologi, medici di base, politica, istituzioni, forze dell’ordine, scuole, oratori, genitori e ragazzi.

Ciò è difficile per moltissimi motivi, a partire dagli ingenti interessi economici della criminalità organizzata nel settore dello spaccio, ma il nemico più grande, come sempre siamo noi stessi e la nostra stramaledetta voglia di far finta di niente di fronte ai problemi che non ci toccano direttamente. Io non auguro a nessuno di essere parente di un ragazzo o una ragazza che, da un giorno con l’altro, rischia di perdere la testa, di non essere più sé stesso, di rimanere coinvolto in un incidente, di prendere la via della tossicodipendenza, per colpa di qualche “innocua” canna. Il modo migliore per evitarlo è assumersi la responsabilità della propria consapevolezza sul problema, a partire dalla battuta al bar di quel signore sessantenne ben vestito, di fronte alla quale possiamo scegliere di farci una risata insieme a lui oppure di spiegargli perché non siamo d’accordo.

Lo dobbiamo fare in primis per noi stessi, per i nostri cari, ma anche per rispetto nei confronti di tutte quelle persone che sono rimaste coinvolte nel problema e dei professionisti che ogni giorno si dedicano ad esso.

giovedì 4 giugno 2020

PEACHES GELDOF

7 aprile 2014. La famosa giornalista, conduttrice televisiva e modella britannica muore improvvisamente. Overdose di eroina a soli 25 anni.
Le droghe continuano nella loro incessante e devastante guerra. Non guardano in faccia a nessuno, ricchi o poveri. Colti o di medio-basso livello culturale. Sono in mezzo a noi e ti promettono illusioni, sogni, successo come fossero sieri magici. Nella vita sei tu la componente magica. Il miglior modo per essere felice è avere degli ideali. Combattere quotidianamente per raggiungerli. La felicità non la si trova nel fondo di un bicchiere, nell'effetto creativo della cannabis e tantomeno in una polvere magica. Queste sono strade che, seppure inizialmente appaiono positive, ti condanneranno ad una vita piena d'insuccessi, dolore, solitudine ed a volte, proprio come per la Geldof, tre metri sotto terra. 

mercoledì 3 giugno 2020

IL MIGLIOR LIBRO SULLA DROGA

SPACCIATO
Un solo attimo per cancellare una vita. Potrebbe non bastare una vita per cancellare quell’attimo.
James Douglas Morrison

Un libro unico nel suo genere. Saprà coinvolgerti e sconvolgerti. Farti piangere, ridere, soffrire, provare rabbia e risentimento. Contiene certezze e spunti di riflessione che porterai con te per sempre.
SPACCIATO non è un libro per tutti!
Leggerlo significa attraversare l’inferno. Una lettura unica nel suo genere, non lesina certo  emozioni e ti permette di comprendere a fondo le droghe ed i nostri figli.
Sicuramente adatto ad un giovane lettore (dai 16anni in su). Ad un genitore in cerca di risposte. Un educatore che potrà arricchire la sua conoscenza ed anche per chiunque è in cerca di una lettura stimolante, sincera e soprattutto vera.

Non è vero che per capire le droghe bisogna provarle. Per capire che un’arma carica può uccidere una persona, non dobbiamo necessariamente sparare a qualcuno. Abbiamo le capacità intellettive che ci permettono di capire senza dover provare.

SPACCIATO è uno stimolante naturale per le tue capacità intellettive. 

Acquistalo e leggilo ora!

www.enricocomi.com/libri

domenica 31 maggio 2020

SPACCIATO di Enrico Comi

Il capitolo introduttivo del racconto autobiografico SPACCIATO
Un solo attimo per cancellare una vita. Potrebbe non bastare una vita per cancellare quell’attimo.
James Douglas Morrison


Sto uscendo di casa. Una delle tante giornate coperte da una nuvola grigia. Anche se fosse una ridente giornata primaverile, quando usi eroina, tutte le giornate sono coperte da un velo grigiastro. Lo sguardo basso e un’unica idea fissa: soldi e dosi. I reni hanno iniziato ad irrigidirsi e continuo a sbadigliare. Non ho molto tempo a disposizione. Sono trascorse 10 ore dall’ultima dose ed i primi sintomi della crisi d’astinenza iniziano a ricordarmi che, a breve, si scateneranno su di me.
Sto subendo un mutamento. Proprio come un lupo mannaro che, nelle notti di luna piena, si trasforma in un animale assetato di sangue. Ho iniziato la metamorfosi da Rico a bestia. Un rapace che non mangia da giorni ed ora deve procurarsi del cibo. La possibilità di fallire nel procurarsi le dosi? Impossibile! 
Non so come, ma ho la certezza che entro un’ora sarò strafatto.
Salgo in auto, come se niente fosse, giro la chiave per azionare il motorino d’avviamento. Nessun segno di vita. Da quasi un mese il motorino d’avviamento non funziona come dovrebbe. Mi ostino comunque a provare ad accenderla ogni volta. In effetti 1-2 volte ogni 50 tentativi parte. Due bestemmie ed un cazzotto sul cruscotto. Come al solito, metto la folle e scendo dall’auto. Mantenendo aperta la portiera la spingo. Presa un poco di velocità balzo sul sedile del conducente e metto la seconda. Niente! L’auto si ferma senza mettersi in moto. La spingo per altri dieci metri e prendo la discesa che porta verso la stazione. Con l’aiuto della discesa, l’auto prende velocità. Metto la seconda e lascio andare il pedale della frizione. Il motore non fatica ad accendersi. Uno sforzo fisico mentre sei in crisi d’astinenza e disumano. Qualsiasi peso si decuplica. Poco importa, ora sto viaggiando. 
La mente viaggia a 1000. Guardo ogni persona che incontro. Ad esempio le signore, osservo come tengono la borsetta, se intorno a loro non c’è nessuno. Se sono vestite con capi griffati è probabile che abbiano del contante nel portafoglio o se indossano gioielli di valore. Come se fossi un radar, osservo con molta attenzione l’area circostante. Se non c’è nessuno nelle vicinanze posso avere più tempo per la fuga, dopo aver scippato la vittima prescelta. Quasi sempre le puoi scippare senza far loro del male. Impiegano qualche secondo prima di capire quello che sta succedendo. Secondi vitali, mi permettono di dileguarmi con rapidità ed in men che non si dica, sono già in auto lasciata accesa dietro l’angolo. 
Guardo le auto parcheggiate. Potrei individuare la situazione giusta per rubare un’autoradio. 
Arrivo a Carate Brianza, mi fermo di fronte alla mia farmacia preferita, spesso riesco a procurarmi qualche psicofarmaco. Scendo dall’auto e mi avvicino all’entrata. Benissimo, dietro al banco c’è il proprietario. Un signore anziano che riesco a manipolare. O meglio, che è così buono da restare ad ascoltare un cazzone come me e cercare di aiutarlo. Fino a pochi anni prima non esistevano gli spacciatori. I tossici acquistavano morfina in farmacia. Era legale e non necessitava di alcuna ricetta. Ora no, ma lui, avendo fatto il lavoro di farmacista negli anni di distribuzione della morfina, ne ha visti tanti di tossici e ne vede ancora oggi, si presentano continuamente in farmacia per acquistare siringhe. Probabilmente gli faccio pena e questo mi permette di abusare dei suoi sentimenti e far leva sulla sua buona indole. Lui mi vuole aiutare.
Mi avvicino con disinvoltura al bancone: «Buongiorno. Una siringa.» Guardandomi con il suo saggio ed umano sguardo, abbassa il braccio sotto il banco, prende una siringa e me la porge. Pago e mi da lo scontrino. «Per cortesia ho bisogno di qualcosa. Ho trovato un lavoro e sono anche in ritardo. Il problema è che sto male. Se non calmo un po’ i dolori non riesco a lavorare.» Ovviamente sono tutte balle. non ho alcun lavoro.
Rimane lì in piedi a guardarmi. Vorrebbe dirmi qualcosa o magari vorrebbe insultarmi e cacciarmi. Al mio fianco una signora anziana viene servita da un’altra farmacista. Dietro di me una giovane mamma con un bimbo in braccio ed una bimba tenuta per mano. 
Fingono di non vedere ma sono lì che ascoltano attentamente. Tutti tesi ad aspettare una risposta dal vecchio. Lui non dice nulla. Rimane lì a guardarmi. Faccio io la prima mossa: «Morfina. Non quella da 0,5 non la sento.» Il vecchio si rianima di colpo. Ho commesso un grave errore, ed ora è in difficoltà. Non può far vedere ad altri che mi da della morfina. Non è legale.
Risponde in modo distaccato e professionale: «Niente da iniettare.» Subito mi rendo conto del mio errore: «Mi dia del valium. Quello in gocce va bene. Così sono obbligato a berlo.» Il mio saggio amico va nel retro e torna con una confezione di valium arrotolata nella classica carta delle farmacie. Metto le mani in tasca e riverso alcune monetine sul bancone. «Sparisci» dice con voce bassa ed austera. Arraffo il Valium e guardandolo negli occhi lo ringrazio.
Salgo in auto di fretta. Scarto la siringa, infilo l’ago nel flacone e prelievo una discreta quantità di valium. Proprio di fronte all’uscita della farmacia, con l’auto sempre accesa per non doverla spingere alla ripartenza. Alzo la manica della camicia, stringo il pugno e controllo le vene del braccio sinistro. Sono piene di piccoli puntini rossi più o meno evidenti. Scendendo verso la mano ho le vene più “pulite” ed è proprio lì che appoggio l’ago sopra la vena. Inizio a spingere la siringa e l’ago s’infila sottopelle sin dentro la vena. Tiro indietro lo stantuffo. Del sangue entra nella siringa. La conferma che ho centrato perfettamente la vena. Inizio a spingere lo stantuffo. 
Faccio piano e subito un fortissimo sapore dolciastro pervade tutti i sensi. Inizio a sentirmi punzecchiare. È una sensazione molto strana. Come se decine di persone, con degli spilli in mano, inizino a pungerti a raffica su tutto il corpo. Dalla pianta del piede su per i testicoli sino ad arrivare alla testa.
Conosco questa reazione. Non è la prima volta che mi inietto del valium. Esiste quello da prendere per via orale e quello per via endovenosa. Quello da iniettare non da questi effetti. Però, iniettare quello da ingerire per via orale, causa queste reazioni. Questione di un paio di minuti poi tutto questo punzecchiare passa. La cosa importante è che calma i dolori della crisi d’astinenza. Non ti sballa, ma ti calma per circa un’ora.
Alzo lo sguardo proprio mentre i dolori si stanno placando, ho una sensazione di sollievo. Immagina di stare molto male con dolori vari che si concentrano sui reni estendendosi per tutto il corpo. I primi segnali della crisi d’astinenza. Poi, nell’arco di due secondi sparisce tutto. È una forte sensazione di beatitudine. Tanto da rilassare subito i muscoli e lasciarti andare ad un profondo respiro di sollievo. Eccola lì, la vecchietta che poco prima era in farmacia, è in piedi di fianco all’auto che mi guarda. Non ci credo. È lì che guarda il mio braccio mentre sfilo la siringa. La guardo e sinceramente sono un poco dispiaciuto d’averle regalato questo show. Almeno oggi avrà qualcosa da raccontare all’amica.

Si riparte, direzione Seregno. Devo comunque procurarmi delle dosi. Il Valium mi sta solo concedendo un Time-Out. I dolori della crisi d’astinenza si ripresenteranno presto e non posso permettermi di perdere tempo. Sto entrando in Seregno e svolto verso il cimitero. Parcheggio proprio vicino all’entrata lasciando sempre il motore acceso. Scendo dall’auto e noto subito che all’interno c’è poca gente. Perfetto. 
Entro con fare tranquillo e pacato. Fingo di guardare delle lapidi, come fossi un parente che visita qualche defunto. Mi basta una frazione di secondo per vedere quante persone ci sono e dove sono collocate. Alla mia destra, a circa 150 metri dall’uscita c’è una signora sulla sessantina. Elegante e ben pettinata. Mi avvicino sempre fingendomi una persona comune. Giunto vicino a lei, cerco di metterla a suo agio: «Mi scusi, lei è di Seregno?». Mi guarda annuendo. «Sto cercando la tomba di mio zio. In effetti non sono mai venuto a trovarlo. La zia mi ha detto che è più o meno qui. Lissoni Sergio, le dice qualcosa?». Resta un attimo ferma a pensare. Poi, inizia a spiegarmi dove potrebbe trovarsi la tomba dello zio. Proprio mentre si gira per indicarmi il posto, afferro la borsetta con due mani portando tutto il peso del mio corpo verso il basso. Ovviamente la borsa si sfila facilmente dal braccio. Mi giro e corro verso l’uscita. Non la sento urlare.
Mentre corro infilo la borsetta sotto la maglietta. Giunto all’uscita inizio a camminare normalmente. Mi giro e la signora è ancora la. Qualcuno gli si sta avvicinando. Ho tutto il tempo per sparire.
Arrivo all’auto. NO! Si è spenta! Butto la borsa in auto ed inizio a spingere. Con un balzo felino salgo e metto la seconda. Niente! Non parte. Scendo dall’auto e di fianco a me un signore ed una signora sulla cinquantina stanno camminando, probabilmente si recano al cimitero. Con fare indifferente ed in tutta tranquillità: «Per cortesia, mi potrebbe aiutare a dare una piccola spinta?». Li vedo titubanti: «Parte subito!». I due, insieme a me iniziano a spingere. Do un rapido sguardo all’ingresso ed eccolo lì, l’uomo che ha assistito la signora scippata sta uscendo e mi vede. Lo sento urlare ed io mi rendo conto che non posso fallire nell’accendere subito l’auto: «Dai! DAI!» Esclamo per incoraggiare i due a spingere. Salto sull’auto e parte. Yahoo! Mi affaccio al finestrino ed urlo: «GRAZIE». Sono a circa 100 metri quando vedo nello specchietto che i tre si sono riuniti ed anche la signora scippata si sta avvicinando a loro. Mi dispiace signori. Oggi è andata così.

Faccio qualche kilometro evitando le strade più frequentate. Mi fermo ed apro la borsetta. Potrei aver fatto tutto per niente. Non sarebbe la prima volta. Un bel portafoglio bello gonfio. lo apro e vedo solo ricevute; due foto ed un paio di scontrini. Forse una delle foto è del marito. Merda. Apro l’ultima tasca, sembra contenere solo monete. Eccoli lì 160,00 Euro accartocciati nel reparto monete. Meno male. Vado spedito fino a casa dello spacciatore. È un personaggio, 45 anni, padre di famiglia e da poco, oltre a vendere eroina ha iniziato ad usarla. 
Con lui bisogna stare attenti. È molto nervoso e se fai qualcosa che non gli aggrada ti caccia e non te la da più. In effetti sono pochi quelli che possono andare a casa sua.
Suono il campanello. Lo suono ancora. Dopo due minuti si sente la sua vociona: «Chi è?» «Sono Rico.» «Rico chi?» «Sono io. Tutte le volte rispondi: Rico chi?» Aprendo la porta: «Stavo dormendo» e mi fa entrare. Andiamo in bagno. È lì che la tiene. Se arrivano gli sbirri la butta nel cesso e tira l’acqua. Tiro fuori i soldi. Non l’avessi mai fatto: «Coglione! Mi svegli per 160,00 Euro. Se vieni qui a casa non farti vedere con meno di 500,00.» Mentre continua ad insultarmi mette un po’ di ero in un sacchetto e me lo porge. Essendo un po’ stordito dal sonno si sbaglia e me ne da più del dovuto. Comunque sia ci devo provare: «Solo?! Ti ho dato 160,00 Euro. Dai che domani dovrei prendere 20 pezzi (20 Grammi)». Continua a brontolare ma ne mette ancora un po’. Ci salutiamo e schizzo via.

Immagino che puoi intuire cosa sto facendo ora!

giovedì 28 maggio 2020

N.R.G. 41356/2018 P.U. 19/12/2019 CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

Come al solito, alcuni politici lasciano dichiarazioni senza neppure leggere le sentenze ed un branco di incompetenti giornalisti pubblicano per partito preso, per creare allarmismi o comunque per riempire pagine di parole senza documentarsi a sufficienza. Infatti, lo scorso dicembre 2019, molte testate giornalistiche hanno riportato articoli dal titolo: La Corte di Cassazione dichiara che la coltivazione di Cannabis per uso personale non è reato.
La Corte di Cassazione non ha autorizzato o modificato alcuna legge. La massima corte, non emette leggi. Effettua dei controlli in merito a sentenze di primo e secondo grado e dichiara se erano conformi alla legge oppure chiede di rivedere una determinata sentenza sottolineando le violazioni di legge. Pertanto: La corte ha solo dichiarato che la coltivazione di stupefacenti è un reato. Però (detto con parole mie) esistono vari tipi di Cannabis e gran parte non contengono il principio attivo che le rende sostanze stupefacenti. Se uno coltiva tipi di cannabis o cannabis che, per la fase di crescita, non ha ancora raggiunto la fioritura e pertanto non ha ancora sviluppato una certa quantità di principio attivo, uno potrebbe anche coltivarla per altri fini che non rientrano nel reato penale e pertanto non si viola alcuna legge. Ricordiamoci che solo il tipo botanico di cannabis indica o sativa sviluppa il principio attivo THC e pertanto ha proprietà droganti. Inoltre, solo le piante femmine di queste due varietà raggiungono la fioritura e sviluppano il THC. Per dirla in breve, io posso coltivare piante maschie perché mi piacciono. Oppure per accendere il camino. Per fare un tessuto oppure per ricavarne un isolante e questo non viola alcuna legge. Posso così fumarmene di piante maschie, se non contengono il THC non ho alcun effetto drogante. È dal 1990 che esiste un d.P.R. (Decreto del Presidente della Repubblica) che convalida quanto dichiarato dalla Corte di Cassazione il 19 Dicembre scorso. Ricapitolando, la Corte ha soltanto rivisto una precedente sentenza dove un giovane campano era stato incriminato per aver coltivato due piante in casa. Le due piante non possedevano ancora alcuna sostanza drogante. Pertanto, non è possibile dimostrarne l'uso.

mercoledì 27 maggio 2020

LIBRO STUPEFATTO

Nel corso degli ultimi dodici mesi, Stupefatto ha varcato i confini di stato. Si è spinto addirittura oltreoceano. Su Amazon.it è disponibile la versione in Inglese e francese. (Stoved e Stupefait). 
È inoltre pronta la prima traduzione della versione in lingua spagnola. CI vorranno ancora mesi prima di arrivare a pubblicarlo. Intanto siamo sulla buona strada. Buona lettura!

lunedì 25 maggio 2020

SPACCIATO IL NUOVO LIBRO DI Enrico Comi


SPACCIATO 
Un solo attimo per cancellare una vita. Potrebbe non bastare una vita per cancellare quell’attimo.
Cit. James Douglas Morrison 
Da oltre quarant’anni, istituzioni pubbliche, privati, associazioni, comunità di recupero, forze dell’ordine ed enti vari, combattono per contrastare il mercato delle droghe. Risultato? L’età media di chi ne fa uso continua a calare, l’eroina è tornata e la statistica di chi ne abusa è in continua crescita. Cosa dobbiamo dedurre? Sicuramente ciò che abbiamo fatto fino ad oggi è stato scorretto o parzialmente inutile. Oppure, è stato fatto troppo poco.
Enrico soprannominato Rico. Un’infanzia senza particolari problemi ma, come tanti, si approccia al mondo delle droghe. Da quel giorno un lento processo autodistruttivo lo porta a trasformarsi in un criminale. A soli ventidue anni viene abbandonato in coma in un bosco. Ad un passo da morte certa. Rico, quando nessun scommettitore avrebbe mai puntato neppure un centesimo su di lui, riesce a riprendersi. Ora Rico è padre di tre figli. Da venticinque anni si dedica alla prevenzione portando la sua testimonianza nelle scuole. 
I vecchi amici? Alcuni sono morti dopo anni duri fra spaccio, rapine e prostituzione. 
Purtroppo siamo spettatori di un fenomeno che ci rende impotenti. Negli anni ’80 le prime comunità ed i primi investimenti statali per controllare e contrastare il fenomeno attraverso le forze di polizia. Negli anni ’90 le droghe cambiano. Inizia a spopolare l’ecstasy e la cocaina. Alle soglie del 2000 arrivano le, sempre più diffuse, droghe chimiche. Ad oggi siamo allo sbando. È prepotentemente ritornata l’eroina ed anche la cannabis, nella fattispecie quella sintetica causa danni al pari se non oltre diverse droghe pesanti. 
Perché? Chi sono i fautori di questa guerra? Chi dobbiamo combattere?
Rico ci spiega che in Afghanistan si produce un’ enorme quantità di oppio. Un processo di raffinazione lo trasforma in eroina. Per un narcotrafficante, che acquista oppio dai contadini afgani, lo raffina e lo distribuisce sulle piazze di spaccio, c’è un margine di guadagno che spazia intorno al 1700%. Sarebbe come acquistare della cicoria al mercato per poi rivenderla al costo di 20,00 Euro a foglia. Questo spinge, persone che non hanno alcun rispetto della vita umana, ma rispettano soltanto i loro profitti, a dedicarsi a questi traffici: mafie, criminalità organizzata, complicità e corruzione da parte di molti... forse troppi.
Ma noi, cosa possiamo fare per salvaguardare i nostri figli?
Rico crede che la prevenzione sia l’unica via percorribile. Fino a quando sussisterà una forte domanda, come in qualsiasi attività commerciale, esisterà il mercato. Arrestiamo uno spacciatore e domani ne arrivano due. Non funziona! Di prevenzione efficace se ne fa ancora troppo poca. 
Rico, 16 anni fa pubblica il suo primo libro: STUPEFATTO avevo 14 anni, la droga molti più di me...
Un testo semplice che, attraverso il vissuto di Rico, risponde a moltissime domande. Oggi è un best seller. Nel 2013, in collaborazione con la compagnia teatrale Itineraria, Stupefatto diventa un’opera teatrale. Spettacolo pluripremiato, prossimo alla sua quattrocentesima replica. Un record!
Giugno 2020. Rico pubblica il suo nuovo libro: SPACCIATO. Non è più una lettura semplice adatta a giovanissimi. Rico si mette completamente a nudo. Racconta di se senza usare filtri. Una lettura cruda e diretta che permette di comprendere appieno le droghe e le trappole connesse. Le prime critiche sorpassano di gran lunga le aspettative. Sorrisi e lacrime si sprecano. Ma anche Rico ci racconta che non è stato semplice andare così a fondo nei suoi ricordi. 
Un brevissimo estratto: “Guardo più attentamente un gruppo di bambini mentre giocano… Mi ci rivedo nei loro sguardi. Rivedo la voglia di vivere che anche noi avevamo alla loro età. Quando Antonella era una bimba, chissà cosa voleva realizzare una volta adulta. Una cosa è certa, nessuno di noi, quando frequentavamo le elementari, voleva diventare un tossicodipendente, spacciatore, prostituirsi, ladro o criminale. Eppure lo siamo diventati.
Per la prima volta mi rendo conto che il nostro peggior nemico era dentro di noi. Era la nostra voglia di vivere e divertirsi. Abbiamo semplicemente fatto delle scelte. Scelte che in quel momento ci apparivano innocue e corrette ma poi, con il passare del tempo...

Un romanzo autobiografico da leggere. Crudo, diretto a tratti volgare ma sincero. Una lettura vera. Ti prende per mano e ti conduce in un tortuoso viaggio. Ti toccherà il cuore e sconvolgerà tutte le tue emozioni. Dall’odio alla gioia. Scoprirai le verità che si celano dietro una tossicodipendenza. Non è un libro per tutti. Se ti senti pronto ad attraversare l’inferno, “allaccia le cinture” e lasciati trasportare. 

PUBBLICAZIONE GIUGNO 2020

Edito da Bellavite editore. Lo trovi online e nelle librerie. Puoi anche rivolgerti direttamente all’autore: www.enricocomi.com

sabato 23 maggio 2020

GIOVANI MORTI A COLICO PER SERATA A BASE DI DROGHE

7 maggio 2020. Due diciannovenni muoiono a Colico. I mass media parlano di un festino a base di droghe. La notizia rimbomba sui social e, come al solito centinaia di post che insultano familiari ed i ragazzi stessi. Classici esempi di razzismo, bullismo e ignoranza popolare da parte di chi, senza conoscere ragazzi e genitori, senza conoscere la realtà dei fatti, con le chiappe sedute sul divano, sputa sentenze. Cosa è stato commentato? 
Due tossici in meno. Ma dov'erano i loro genitori. Se fosse stato mio figlio... Gli sta bene. 
Con questo post voglio solo ripubblicare un articolo che riporta l'intervista di due persone che lottano da anni contro i proprio figli, contro sé stessi e le proprie paure. Ahimè contro l'ignoranza popolare che giudica e condanna. 

giovedì 21 maggio 2020

CANNABIS SINTETICA

La cannabis sintetica, è un tipo di cannabis che, ad occhio nudo, non possiede alcuna differenza con la "normale" cannabis illegale. Quella venduta nelle piazze per fini di sballo. Infatti, ambedue vengono coltivate con gli stessi sistemi. Ma, la sintetica viene intrisa di sostanze psicoattive prodotte in laboratorio e lasciate assorbire. Si tratta di prodotti che vengono spazzati sulle piante in fase di crescita e/o fertilizzanti aventi effetti psicoattivi. 
Quella che viene venduta sulle piazze italiane, proviene da alcuni paesi dell'est. Le coltivazioni sono spesso curate da chimici esperti che riescono addirittura ad elevare il cannabinoide psicoattivo della cannabis da quello che, nella cannabis "normale" è presente al 6-9%. Invece, nella cannabis sintetica raggiunge spesso oltre il 50%.
Per un giovanissimo consumatore di cannabis, che non possiede ancora delle difese immunitarie in grado di contrastare l'elevata presenza di sostanza psicoattiva, l'uso della sintetica potrebbe causare gravissimo danni al sistema nervoso. Danni che, nella maggior parte dei casi risulteranno irreversibili. Attualmente, anno 2020, i reparti ospedalieri di psichiatria, ospitano molti giovani per patologie legate all'uso di cannabis sintetica. 
Due note da non trascurare: 1. Non è l'uso prolungato a causare i danni maggiori. Ma, anche una sola volta potrebbe essere fatale. 2. Come già detto, ad occhio nudo non è possibile notare la differenza fra la sintetica e gli altri tipi di cannabis. Pertanto potrebbe essere assunta da giovani ignari di ciò che stanno assumendo.
Questa spiegazione è elementare. Se cerchi spiegazioni scientifiche, questo blog non fa per te.